sabato 20 settembre 2008

Settembre

Settembre... il freddo è arrivato arrogante, improvviso, a tagliare fuori un'estate che era stata sin troppo prodiga di sé. La pioggia ha dato linfa nuova alle piante e ingrigito i cieli, in un'anteprima dell'inverno che verrà. Stamane un timido sole stempera un cielo sereno ma freddo, chiuso in se stesso. Eppure solo dieci giorni fa pensavamo di essere ai tropici... E John Lennon, in questo istante, parte con "Happy Xmas": il caso ci mette del suo...

John canta anche "war is over", nello stesso pezzo: e già qui la cosa è meno adatta. Perché sono convinto che, invece, siamo in guerra: cruenta senza sangue, silenziosamente violenta, cordialmente senza quartiere, milioni, le vittime innocenti e spesso inconsapevoli, senza neanche la sensazione di essere state colpite a morte.

La guerra è quella della vita quotidiana, della schiavitù moderna, delle mandrie di persone mandate al macello nei centri commerciali, negli ipermercati, nei distributori di benzina, al lavoro ogni giorno per mantenere un sistema che ogni momento di più scricchiola e traballa, galeone spagnolo in piena tempesta tropicale, con i capitani e gli ufficiali che tranquillamente ordinano di andare avanti, che va tutto bene... mentre sono al sicuro su un'altra nave.

Ci parlano dal video, sono presenze ectoplasmiche, sembrano con noi, in casa nostra, ma non ci sono, sono letteralmente su un altro pianeta. Lontani dalla battaglia.


E mi viene da chiedermi perché combatto, per chi combatto, e come posso fare per non venire ucciso, e dove sta la via di casa, come posso uscire da questo sistema malato, che mette schiavi contro schiavi, in una gigantesca partita di scacchi (il "gioco della guerra", lo chiamavano i persiani) in cui tutti sono pedine, sacrificabili, ma re e regine non sono sulle caselle, giocano altrove.


Ho appena iniziato "Regime" di Travaglio e Gomez, un colossale pugno nello stomaco, e mi rendo conto che le mie sensazioni non erano illusorie, le mie fantasie sono il riflesso di qualcosa di ben più concreto, é tutto vero, è tutto reale, tangibile, ci sono persone che decidono della mia vita ben oltre i limiti che io gli ho concesso... hanno clonato la mia firma su una delega in bianco, e fanno ciò che vogliono. 

Senza un motivo apparente, mi torna in mente una vecchia fiaba: "Gli abiti nuovi dell'imperatore" di Andersen. La curiosità mi spinge su Wikipedia, dove scopro che Andersen ha ripreso una storia spagnola che risale almeno al mllletrecento. Come dire che la storia si ripete... lo raccontavano ai bambini dalla notte dei tempi che in certe situazioni è necessario, è dirompente, è sopravvivenza sociale dire la verità.
Anche quando sembra che nessuno la voglia sentire.


Siamo nella stessa situazione: il re è nudo, ma nessuno lo dice, i cortigiani si sperticano in lodi e commenti entusiasti, ad un tale volume che non una voce contraria riesce ad essere udita. E, per non correre rischi, hanno tappato la bocca a tutti. Se nessuno ne parla, il fatto non è reale, non esiste proprio... alla faccia di Orwell, che aveva assolutamente indovinato, se non nei modi, nel senso.

Nella fiaba l'incantesimo viene spezzato da un bimbo: l'unico a non conoscere, a non capire la paura della gente che assiste alla sfilata di quel re indecente, impudente, arrogante e totalmente stupido, l'unico a non essere stato abbindolato dai "furbi mercanti" che spacciavano il nulla come l'unica vera realtà.

Diogene cercava l'Uomo con una lanterna. Penso che sia tempo di iniziare a cercare il Bambino, con le fotoelettriche.

PERCHÉ IL RE È NUDO!

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