sabato 20 settembre 2008

Un piccolo miracolo

Quasi diciott'anni, cresciuto bene, sano, un po' ribelle, come piace a me, ma senza mai dare un pensiero, una noia, un fastidio. Spesso passavamo del tempo insieme, lo educavo, a modo mio, gli lasciavo i suoi spazi, la libertà di prendere la sua forma.

Le ultime ferie, abbiamo deciso di lasciarlo solo a casa: ormai grande, abituato a cavarsela da sé, ci siamo fidati, io e Donatella. E siamo partiti.
Al ritorno, la triste sorpresa: morto.

È stato un dolore inaspettato, per me e per Dona, sembrava così forte, così rigoglioso... era con noi da sempre, da quando ci siamo conosciuti, era un po' il simbolo della nostra unione, quasi uno stemma, era il nostro piccolo olmo.

Ed ora era lì... le foglie accartocciate irrimediabilmente secche, i rami senza ombra di linfa.
Abbiamo continuato a sperare, a dargli acqua, come fosse ancora vivo, senza toccarlo, senza staccare un ramo, una singola foglia, ma sembrava tutto inutile.

Ci stavamo tristemente rassegnando, quando è avvenuto il piccolo miracolo: ha ricominciato a gettare foglie nuove!
All'inizio quasi dalla base del tronco, poi, mano mano, sempre più in alto, fino ad arrivare a rametti che non avresti mai creduto si potessero riprendere. Una gioia profonda e inaspettata.

Certo, ha sofferto molto, e temo che una parte di lui non si riprenderà più, ma è ancora vivo, e vitale, e forte di quella forza di chi non si arrende mai, di chi non sa proprio cosa voglia dire essere sconfitti, di chi ha comunque visto in faccia il dolore e quasi la morte, ma non ha avuto paura di lottare, ed ha vinto.

Oggi ho affrontato il compito di riportare l'ammasso disordinato di foglie secche e foglie verdi ad una dimensione più... umana. È stato un compito delicato, quasi un'operazione chirurgica, con Donatella che assisteva, un po' in ansia, al mio tagliare di qua e di là. Credo abbia visibilmente sussultato, quando ho tagliato dei rami verdi, ma erano troppo lunghi, e le foglie troppo grandi... dovevo intervenire.

L'intervento, comunque, pare pienamente riuscito, ed il nostro piccolo bonsai sembra tornato a nuova vita. Ora, lasciamo fare alla natura... vedremo come sarà diventato a primavera prossima.

Per ora, documento il "postoperatorio" con un paio di immagini...



Settembre

Settembre... il freddo è arrivato arrogante, improvviso, a tagliare fuori un'estate che era stata sin troppo prodiga di sé. La pioggia ha dato linfa nuova alle piante e ingrigito i cieli, in un'anteprima dell'inverno che verrà. Stamane un timido sole stempera un cielo sereno ma freddo, chiuso in se stesso. Eppure solo dieci giorni fa pensavamo di essere ai tropici... E John Lennon, in questo istante, parte con "Happy Xmas": il caso ci mette del suo...

John canta anche "war is over", nello stesso pezzo: e già qui la cosa è meno adatta. Perché sono convinto che, invece, siamo in guerra: cruenta senza sangue, silenziosamente violenta, cordialmente senza quartiere, milioni, le vittime innocenti e spesso inconsapevoli, senza neanche la sensazione di essere state colpite a morte.

La guerra è quella della vita quotidiana, della schiavitù moderna, delle mandrie di persone mandate al macello nei centri commerciali, negli ipermercati, nei distributori di benzina, al lavoro ogni giorno per mantenere un sistema che ogni momento di più scricchiola e traballa, galeone spagnolo in piena tempesta tropicale, con i capitani e gli ufficiali che tranquillamente ordinano di andare avanti, che va tutto bene... mentre sono al sicuro su un'altra nave.

Ci parlano dal video, sono presenze ectoplasmiche, sembrano con noi, in casa nostra, ma non ci sono, sono letteralmente su un altro pianeta. Lontani dalla battaglia.


E mi viene da chiedermi perché combatto, per chi combatto, e come posso fare per non venire ucciso, e dove sta la via di casa, come posso uscire da questo sistema malato, che mette schiavi contro schiavi, in una gigantesca partita di scacchi (il "gioco della guerra", lo chiamavano i persiani) in cui tutti sono pedine, sacrificabili, ma re e regine non sono sulle caselle, giocano altrove.


Ho appena iniziato "Regime" di Travaglio e Gomez, un colossale pugno nello stomaco, e mi rendo conto che le mie sensazioni non erano illusorie, le mie fantasie sono il riflesso di qualcosa di ben più concreto, é tutto vero, è tutto reale, tangibile, ci sono persone che decidono della mia vita ben oltre i limiti che io gli ho concesso... hanno clonato la mia firma su una delega in bianco, e fanno ciò che vogliono. 

Senza un motivo apparente, mi torna in mente una vecchia fiaba: "Gli abiti nuovi dell'imperatore" di Andersen. La curiosità mi spinge su Wikipedia, dove scopro che Andersen ha ripreso una storia spagnola che risale almeno al mllletrecento. Come dire che la storia si ripete... lo raccontavano ai bambini dalla notte dei tempi che in certe situazioni è necessario, è dirompente, è sopravvivenza sociale dire la verità.
Anche quando sembra che nessuno la voglia sentire.


Siamo nella stessa situazione: il re è nudo, ma nessuno lo dice, i cortigiani si sperticano in lodi e commenti entusiasti, ad un tale volume che non una voce contraria riesce ad essere udita. E, per non correre rischi, hanno tappato la bocca a tutti. Se nessuno ne parla, il fatto non è reale, non esiste proprio... alla faccia di Orwell, che aveva assolutamente indovinato, se non nei modi, nel senso.

Nella fiaba l'incantesimo viene spezzato da un bimbo: l'unico a non conoscere, a non capire la paura della gente che assiste alla sfilata di quel re indecente, impudente, arrogante e totalmente stupido, l'unico a non essere stato abbindolato dai "furbi mercanti" che spacciavano il nulla come l'unica vera realtà.

Diogene cercava l'Uomo con una lanterna. Penso che sia tempo di iniziare a cercare il Bambino, con le fotoelettriche.

PERCHÉ IL RE È NUDO!

mercoledì 3 settembre 2008

Ritratto con barba 2


Mi costringeranno a tagliarla presto... allora io la documento! È la barba più lunga che io abbia mai avuto.

Back home

Splash!


Siamo tornati... già da qualche giorno. Ho come uno sfasamento da "jet lag", ancora non sono davvero dentro il solito tran tran, c'è in giro, anche in ufficio, un'aria come da vacanza protratta, ferie che sono finite, ma forse ancora no.

È strano, inconsueto, per me, sentirmi così. Non sono un viaggiatore, non lo sono mai stato, quindi in realtà non so nemmeno cosa sia un jet lag vero, ma lo straniamento che provo mi fa immaginare che ci si senta così. Non ho voglia di lavorare, cosa altrettanto insolita, ma faccio cose, vedo gente, rido, scherzo... tutto normale. Tutto normale? Un'estate passata in un lampo, come calendario, che ancora persiste come se non dovesse finire mai, il caldo opprimente di questi ultimi due giorni che fa sospirare le temperature dei millequattrocento metri, l'aria pulita e fresca, le montagne, l'azzurro del lago... tutto normale?

No, non è normale. È un senso di sospensione del tempo, è come essere spettatore della propria esistenza, guardarsi "da fuori" fare quello che ci si aspetta tu faccia, come un osservatore distratto che chiede: chi è questo? Che cosa sta facendo? Ma che curioso, guardalo, sembra un pesce fuor d'acqua, cammina, si siede, si rialza, parla, torna, si risiede, si rialza e si muove di continuo come un'anima in pena. Ma che fa?

Già, che faccio? Che facciamo, io e il mio "doppelganger", strana e allucinata coppia, se mai ce ne fu una?

Bene, francamente, me ne infischio, tanto per citare un film che non ho visto. La verità è che sto bene così, in questa sorta di limbo un po' ovattato, la testa sgombra, pensieri e problemi accantonati per un lungo attimo, lo sguardo perso in altri orizzonti. Sto forse fantasticando? Probabilmente sì. E allora? Mi sembra di essere una batteria in fase di ricarica: per una volta, una volta soltanto, prendo anziché dare.

Ma saprò farmi perdonare anche questo. Domani.

giovedì 14 agosto 2008

Three, two, one... ignition!

... a "pollo" has left home. 


Seee, pare incredibile, eppure anche quest'anno sono arrivate le ferie. Mi sento come a scuola, quando squillava la campanella della ricreazione... tutti fuori a fare casino. Beh, non è che vada proprio a fare casino, anzi, più quiete ci sarà e meglio è, devo rimettere a fuoco l'orizzonte, ultimamente la vista è calata assai. Senza un motivo apparente mi torna in mente la scena di "Ratatouille" in cui il critico chiede al cameriere del ristorante se può avere, per cena, delle "prospettive". Uh, anche nel film c'è un po' di imbarazzo... il cameriere non sa che pesci pigliare. Beh, anch'io: che prospettive ci sono?

Per questo vado in montagna, anche per questo... poter avere un orizzonte lontano, lo skyline delle montagne, eppure visibile, concreto, reale. Raggiungibile. Magari con un po' di fatica, ma comunque raggiungibile... sarebbe già tanto.

Houston, Houston, non abbiamo problemi.


Andiamo a raggiungere la luna!!!!!

sabato 9 agosto 2008

Che ve lo dico a fare?


Io ADORO Mascioni

Un attimo di calma

Un sabato mattina quasi qualunque, agosto inoltrato, è già molto caldo alle prime luci dell'alba. Stamane la solita routine della spesa è stata temporaneamente accantonata, oggi pomeriggio si va all'inaugurazione di un nuovo supermercato che Cristiano ha allestito, faremo la spesa direttamente là. Quindi, ho un po' di tempo per pensare a me, per stare tranquillo, per ascoltare musica, mentre scrivo queste parole.

Il frullare quotidiano dei pensieri rallenta un poco, riesco a scorgere meglio i dettagli, le immagini che si susseguono hanno contorni più precisi, c'è una bella luce. A che penso? Non lo so esattamente: casa, lavoro, vacanze, parenti, amici, gatti, oggetti e piante ballano un lento valzer, ognuno cercando i cinque secondi di fama in più rispetto agli altri.

Ho un estremo bisogno di riposo. Non tanto fisico, sebbene abbia una corporatura da "collaudatore di materassi" ancora riesco a farcela, quanto mentale. Avrei voglia di fuggire lontano, dare un taglio netto a tutto e a tutti, ricominciare da capo in un altro continente, "resettare" il mio sistema nervoso per rendergli la forza di mettere in pratica quello che ho imparato.

In effetti il problema sta tutto lì: credo di aver imparato molto, in questi ultimi dieci o quindici anni, su di me e sugli altri, ma più vado avanti meno mi sento in grado di mettere in pratica quello che ho imparato. Sarà una conseguenza della mia mania per l'ordine, o della mia pigrizia? Nel senso che tanto oramai è un tale casino che non vale la pena rimettere insieme i cocci... e se adesso inizio un nuovo sistema, cosa ne faccio di un passato così in disordine? Accidenti, quello proprio non posso rimetterlo a posto. Ma fa parte di me. E, ogni tanto, quando sono stanco, o nei momenti più impensati, un coccio particolarmente tagliente ti ferisce, magari a distanza di anni da quando si è rotto... vedi, a non pulire subito? Poi ci sono i cocci maligni, quelli che, quando stai col sacco della spazzatura in mano, camminando per la strada verso il cassonetto, lo squarciano d'improvviso, e spargi tutto per la strada. Merda. E ora che faccio? Finta di niente non posso, mi hanno visto tutti, ma non ho nulla con cui rimediare... se non le mie mani. E allora ingoi la vergogna, ti armi di pazienza e indossi  la dignità migliore che hai, ti chini e inizi a raccattare. Se sei fortunato, quando avrai finito, troverai una fontana pubblica dove ripulirti un po'.

Che carino... il mio jukebox sta passando i Pretenders, "Back on the chain gang", un pezzo che ha il potere di scacciare queste ubbìe. Come molto spesso la musica ha il potere di fare. Sarà per questo che "i giovani" sono così legati alla musica da non poterne quasi fare a meno? Forse. Di fatto, mi accorgo che ne ascolto troppo poca... ah! Sarah Vaughn, Misty... dell'ottimo jazz. Ho deciso: appena posso mi accatto un lettore Mp3, lo carico con tutto quello che ci entra e me lo piazzo fisso nelle orecchie. Ora siamo con Charlie Parker, "Blues for Alice"... alti livelli.

Eric "slowhand" Clapton, Tears in heaven... forse un po' malinconico, ma molto bello.

Vabbé, non sono proprio un DJ... ma fra tutti i linguaggi non verbali, la musica è il più diretto e il più profondo. Aiuta, in effetti. A volte mi ha salvato.

Ma questa è un'altra storia.